Storia di Rimini

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Ponte di Tiberio a Rimini

Ariminum, fondata dai Romani nel 268 a.C. era snodo di importanti vie di comunicazione tra il Nord e il Centro Italia: qui terminava la Via Flaminia (220 a.C.)proveniente da Roma, laddove venne eretto nel 27 a.C. l’Arco di Augusto, quale ingresso principale della città all’epoca cinta da mura, per onorare la figura di Ottaviano. Da Ariminum si dipartivano la Via Emilia (187 a.C.), diretta a Piacenza, e la Via Popilia-Annia (132 a.C.), che collegava la città a Ravenna, Adria, Padova, Altinum e Aquileia. Le grandi direttrici viarie ebbero un ruolo fondamentale non solo per i commerci e gli spostamenti dell’esercito romano, ma anche per il popolamento e la riorganizzazione del territorio stesso.

Il porto, del quale oggi non rimane traccia, ma che si è riconosciuto essere nei pressi dell’odierna stazione ferroviaria, ebbe un ruolo rilevante nello sviluppo dell’economia cittadina. L’agricoltura soddisfaceva il solo fabbisogno locale ed era basata sulla coltivazione di cereali, alberi da frutto, viti, ulivi e ortaggi.

Arco di Augusto a Rimini

Arco di Augusto a Rimini

Durante l’ultimo secolo dell’età repubblicana la città fu coinvolta nelle guerre civili, rimanendo sempre fedele al popolo romano. Per questa sua secolare fedeltà a Roma, ad Ariminum furono riconosciuti nel 90 a.C. la cittadinanza romana e il rango di primo municipio cispadano.
Nel 49 a.C., dopo il passaggio del Rubicone (che segnava l’inizio del territorio urbano di Roma, il Pomerium, e di cui è tuttora incerta l’identificazione), Giulio Cesare rivolse un discorso alle proprie legioni nel Foro di Rimini, pronunciando la celebre frase «Alea iacta est» – il dado è tratto. Momento di svolta per l’impero romano che passò dall’età repubblicana a quella imperiale.

Nella prima età imperiale Rimini godette di un lungo periodo di prosperità e rinnovamento urbano, e fu oggetto delle attenzioni degli imperatori Augusto, Tiberio e Adriano, che promossero la costruzione di grandi opere pubbliche e monumenti, quali l’Arco d’Augusto, il Ponte di Tiberio, il teatro e l’anfiteatro. Un generale riassetto interessò la rete dell’acquedotto, il sistema delle fognature e le strade cittadine, che furono lastricate e rialzate in alcuni tratti.

Ariminum era l’estrema colonia meridionale della regio VIII Aemilia, coincidente quasi esattamente all’attuale Emilia-Romagna, ed aveva come confini il Rubicone a nord e il Crustumius (Conca) a sud.

In seguito all’editto di Costantino (313) e al riconoscimento ufficiale del Cristianesimo da parte delle autorità politiche romane, sorsero i primi luoghi di culto cristiani, inizialmente fuori dalle mura; in un secondo momento numerose chiese, tra cui la cattedrale, dedicata a Santa Colomba, furono costruite all’interno del perimetro urbano. Rimini, già sede vescovile dal 313, ospitò nel 359 un concilio di oltre 300 vescovi occidentali a difesa dell’ortodossia cattolica contro l’arianesimo, religione professata da molti popoli germanici che avevano invaso l’Italia. Secondo la tradizione il primo vescovo riminese fu San Gaudenzio, giunto da Efeso e ucciso per mano degli ariani nel 360.
Dall’XI secolo si ebbe una ripresa dei commerci e dei traffici mercantili e la costruzione di un nuovo porto, ricavato alla foce del fiume Marecchia e pertanto soggetto a periodiche e disastrose piene. Lo spostamento del porto sancì la nascita di un nuovo borgo a ridosso di esso: il Borgo San Giuliano.

La leggenda narra che il corpo di San Giuliano martire, perseguitato e poi ucciso nella città di Flaviade, arrivò miracolosamente sulle costa di Rimini dalla Grecia via mare, all’interno di un sarcofago di marmo, oggi posto dotto l’altare della Chiesa a lui dedicata.

Visite Guidate a Rimini

Attuale Piazza Cavour a RImini

La città divenne un libero comune nel corso del XII secolo, durante il periodo delle lotte per le investiture tra Chiesa e Impero. Nel XIII secolo iniziò un periodo di intensa attività urbanistica ed edilizia. Il centro del potere civile divenne la Piazza del Comune (l’attuale piazza Cavour), dove furono edificati il Palazzo dell’Arengo e il Palazzo del Podestà. L’antico Foro per secoli ospitò il mercato e, successivamente, tornei e giostre equestri.

A partire dal XIII secolo si insediarono tra le mura cittadine numerosi ordini religiosi: gli Eremitani di Sant’Agostino, i frati minori di San Francesco e i frati predicatori di San Domenico, che costruirono nuovi conventi e chiese. In questo secolo si ebbero disordini interni dovuti ai Patarini, dichiarati eretici dalla Chiesa, il cui nome derivava dal Rione Pataro. Il tempietto di Sant’Antonio in Piazza tre Martiri rende memoria al miracolo che il santo operò proprio in questa piazza intorno al 1230, quando fece prostrare davanti all’ostia consacrata la mula di un eretico patarino.

In città lavorarono illustri artisti, tra cui Giotto, ispiratore della scuola pittorica riminese del Trecento, i cui principali esponenti furono Giovanni da Rimini, Giuliano da Rimini e Giovanni Baronzio. Nel XIV secolo, a testimonianza di una certa vivacità culturale e artistica, il forlivese Jacopo Allegretti fondò a Rimini quella che molti considerano la prima Accademia letteraria d’Italia.

Le più potenti famiglie nobiliari riminesi, i guelfi Gambacerri e i ghibellini Parcitadi, si contesero il potere civile per tutto il XIII secolo. Dopo una prima fase in cui la città sposò la causa ghibellina, Rimini divenne guelfa, grazie all’avvento della famiglia dei Malatesta da Verucchio, il cui capostipite fu Malatesta il Vecchio, detto anche il Mastin Vecchio e ricordato nella Divina Commedia di Dante.

Nel 1295 Rimini, sconfitti definitivamente i Parcitadi, fu conquistata dai Malatesta, che ne fecero la capitale della signoria. Per circa due secoli la città ebbe l’egemonia su un vasto territorio, che superò i confini geografici della Romagna, estendendosi fino a Sansepolcro (1370-1430), Sestino e Senigallia.

Alla morte di Malatestino (1317), Pandolfo Malatesta divenne signore di Rimini; dopo la sua morte la città passò nelle mani di Ferrantino, mentre ai figli Galeotto e Malatesta “guastafamiglia” spettarono i territori marchigiani. Nel 1343, dopo un lungo periodo di dissidi e lotte intestine tra i membri della famiglia, a Rimini salirono al potere gli stessi Galeotto e Malatesta[24]. Il pontefice, nel tentativo di impedire la formazione di un’unica grande signoria, inviò il cardinale Egidio Albornoz a occupare i castelli malatestiani più esterni e concesse ai due fratelli il vicariato di Rimini, Pesaro, Fano e Fossombrone, legittimando in questo modo il dominio malatestiano ma subordinandolo all’autorità della Chiesa.

Il dominio su Rimini passò prima nelle mani di Galeotto I (1364) e poi di Carlo (1385), che si distinse per capacità politiche e diplomatiche; alla sua morte, avvenuta nel 1429, si aprì una crisi dinastica per la mancanza di eredi maschi, ad eccezione dei tre figli naturali di Pandolfo III, signore di Fano: Galeotto Roberto, Sigismondo e Domenico. Signore di Rimini divenne Galeotto Roberto, che si ritirò dopo solo tre anni a vita religiosa.

Sigismondo Pandolfo Malatesta

Sigismondo Pandolfo Malatesta

Sigismondo Pandolfo Malatesta, salito al potere nel 1432, fu uno spregiudicato capitano di ventura e allo stesso tempo grande mecenate. Sigismondo militò prima al soldo pontificio contro i Visconti, poi a fianco di Francesco Sforza contro il Papa, con la lega tra Firenze e Venezia, con i Senesi e infine contro Pio II. Si assicurò prestigio dinastico attraverso accorte sistemazioni matrimoniali, sposando Ginevra d’Este (morta nel 1440), Polissena Sforza e, nel 1456, Isotta degli Atti, e volle dare lustro al proprio nome con la costruzione del Tempio Malatestiano e di Castel Sismondo. Nel 1463 Sigismondo fu sconfitto dalle truppe pontificie guidate da Federico da Montefeltro, duca di Urbino e suo acerrimo rivale.

Alla morte di Sigismondo (1468) iniziò un periodo di lotte dinastiche tra i figli Sallustio e Roberto, detto “il Magnifico”. Valente condottiero e abile diplomatico, Roberto fu escluso dal governo della città per volere dello stesso Sigismondo, ma riuscì a impadronirsi di Rimini, venendo accusato della morte dei fratelli e della matrigna Isotta. Pandolfo IV, ostile alla nobiltà locale (che lo soprannominò “Pandolfaccio”), e il figlio Sigismondo II furono gli ultimi signori della casata malatestiana, ormai giunta a un definitivo declino, prima dell’annessione allo Stato della Chiesa.

Tempio Malatestiano di Rimini

Tempio Malatestiano di Rimini

Nel 1509, dopo la caduta dei Malatesta e il breve periodo di dominazione veneziana, ebbe inizio il governo pontificio della città, che divenne parte per quasi trecento anni della Legazione di Ravenna.
Sotto il governo pontificio nacque l’industria balneare riminese. Il 30 luglio 1843 fu inaugurato il primo “Stabilimento privilegiato dei Bagni Marittimi”, sul modello delle già affermate località balneari francesi e mitteleuropee. I proprietari furono il giovane medico Claudio Tintori e dei conti Alessandro e Ruggero Baldini[44]. I tre, uniti in società, ottennero un finanziamento di 2000 scudi dalla Cassa di Risparmio di Faenza. L’iniziativa segnò l’inizio di una nuova attività economica – di fondamentale importanza per lo sviluppo della città: il turismo.

Tappe successive dell’ampliamento dell’offerta turistica di Rimini furono la costruzione del Kursaal (1873) e dello Stabilimento Idroterapico (1876). Alla direzione del Kursaal fu chiamato l’illustre fisiologo ed igienista Paolo Mantegazza. I bagni di mare, intesi inizialmente come attività di carattere terapeutico, persero rapidamente questa connotazione e divennero parte del soggiorno aristocratico e mondano dell’alta borghesia.

Per i facoltosi ospiti del Lido di Rimini, provenienti dall’Italia, dalla Svizzera, e da tutta Europa, nel 1908 fu costruito il lussuoso Grand Hotel, che contribuì ulteriormente a rafforzare l’immagine della città come località balneare alla moda. La sua fama è divenuta internazionale dopo che il regista Federico Fellini, girò alcune scene del film Amarcord, al quale è intitolato il Parco antistante.

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